Istituto Comprensivo 11 Vicenza

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Giornalino

Scuola Secondaria di primo grado

Rabbia allo stadio

 

Guardiamo le immagini trasmesse alla televisione a Catania e vediamo una guerra: giovani, con i volti coperti da passamontagna come banditi, che lanciano sassi, che si azzuffano, in mezzo alla nebbia dei lacrimogeni, alle fiamme, nelle strade devastate. Eppure si tratta, non di una guerra tra due Paesi in conflitto, ma di giovani ragazzi  che lottano contro le forze dell’ordine, durante una partita di calcio.

Potremmo pensare che questi ragazzi siano dei disperati, insoddisfatti della loro vita, magari disoccupati, pronti a buttar fuori la rabbia per una vita di insuccessi e ad aggredire la polizia solo perché li ostacola.

Potremmo anche pensare che nella vita hanno troppo o troppo poco e perciò rivolgono tutta la loro attenzione e le loro speranze alla loro squadra del cuore come unico valore della propria vita, facendone un idolo, oggetto di fanatismo.

Ma i resoconti della cronaca ci dicono che non si tratta solo di giovani disperati, ma anche figli di genitori benestanti e di famiglie apparentemente a posto. Alcuni hanno la nostra età.. e questo ci fa riflettere sul perché di questa azione: cosa li ha spinti?

Molteplici possono essere le cause che hanno scatenato tale tragedia.

Un motivo può essere l’assenza di valori, il non avere obiettivi, il non credere in nulla.

Sicuramente in questo caso, benestanti e poveri sono sullo stesso piano: la grande mancanza d’affetto, di regole da parte della famiglia può portare ad una mancanza di speranza nella propria vita e all’incapacità di controllarsi, al non riconoscere il “ciò che è giusto e ciò che è  sbagliato”.

Un altro motivo invece può essere la mancanza di personalità, cioè il non essere responsabili delle proprie azioni e non avere idee proprie, perciò affidarsi all’obbedienza del proprio branco e quindi a una totale conformità verso esso.

Guardando le immagini, pensiamo ad un’altra ipotesi: questi ragazzi hanno identificato i poliziotti come la giustizia, la Legge e lo Stato e quindi è possibile che si siano scontrati con loro per antica abitudine malavitosa.

Concludiamo scrivendo e sperando che questo non accada più, non solo perché questo ha portato via il padre ad una famiglia che ora si troverà con dei figli che cresceranno senza una guida, ma perché questa tragedia sta a dimostrare che i giovani di oggi sono in un momento di tensione a volte drammatica. Speriamo che  l’accaduto non venga dimenticato appena i media e i giornali non ne parleranno più, ma proviamo a credere, invece, che tutto questo possa rimanere e che continui a rimbalzare e ad essere vivo in noi, soprattutto nei giovani perché  sono loro il futuro, un futuro che potrà essere migliore solo se questi avranno la consapevolezza, la voglia, la responsabilità, la coscienza e l’intelligenza per superare le loro debolezze.

Chiara Sacchetto

Chiara Di Bona